Giu 20, 2011 | Rassegna stampa

Parole Parole Parole

E’ qui, Erika Polignino! Un’intervista tutta da scoprire per un’Autrice da leggere!

1 – Buongiorno Erika, benvenuta nel mio blog! Hai esordito con Nero Fluorescente, edito per Giraldi, un romanzo fuori dei soliti schemi; il tuo è infatti un gotico della psiche, lontano dalla concezione classica del genere, popolato da vampiri, licantropi, streghe ed esseri magici.
Ciao Marco, sono onorata di essere intervistata da te e di far parte del tuo interessantissimo blog. Mi piace la frase ‘gotico della psiche’, credo che sia la più adatta per definire Nero Fluorescente. In effetti, quando ho concluso il libro d’esordio avevo la sensazione di aver realizzato un romanzo goth ‘differente’, ma ho voluto lasciare ai miei lettori la possibilità di giudicare la mia opera.
Attraverso uno stile semplice e sperimentale, Nero Fluorescente narra la vicenda complessa di una ragazza dark e sorda. Esplora i suoi disagi più profondi partendo dall’infanzia fino ad arrivare all’età matura. Oltre ad avere il problema di sordità, la protagonista deve affrontarne altri, quelli più comuni come la disoccupazione. Stavolta non è il vampiro o il serial killer a fare orrore lasciando scie di sangue dappertutto ma la normale vita di tutti i giorni. L’egoismo e l’indifferenza s’insinuano, silenziosi, dentro i gesti ordinari con la conseguenza di non accorgersi di quello che ci sta succedendo attorno e questo lo trovo inquietante.

2 – In una precedente intervista, tra l’altro molto interessante, parlando del titolo tuo romanzo, definisci nero il corpo, fluorescente l’anima. C’è poi lei, Viola, la protagonista, e io mi soffermei sul suo nome. Nero. Fluorescente. E poi questo colore, il Viola. Può essere definito, il tuo romanzo, oltre che gotico della psiche, un romanzo sui colori, in qualche modo?
Hai fatto un’acuta osservazione. Direi che Nero Fluorescente è un romanzo sui non-colori, il nero e il bianco prevalgono nella storia. Il nero è il look, le delusioni, i dolori di Viola e il bianco è la speranza, il sognare e la droga che la sua migliore amica fa uso. Il colore Viola, invece, sembra fare da divisorio tra il nero e il bianco…

3 – Viola la diversa. Diversa perché sorda. Diversa perché dark. Diversa. Oggi si parla molto di diversità. Diversità è una parola di cui si abusa, a mio parere. La diversità intesa come valore, come per dire che chi è diverso ha una marcia in più, si sa distinguere. E gli altri? Chi sono questi altri? Qual è, secondo Erika Polignino, la sottile sfumatura che divide i diversi dagli altri, i cosidetti normali?
Anch’io penso che ‘diversità’ è una parola di cui si abusa. Nel mio romanzo, però, utilizzo altri termini per definire questa particolare condizione, soprattutto per dare una visione più ampia al lettore e fare in modo che il concetto di difformità non sia più ghettizzato o classificato. Viola si sente diversa nella sua ‘diversità’, non nel senso che ha un qualcosa in più e nemmeno che si sa distinguere dai cosidetti normali, ma che ha un qualcosa di differente dagli altri non udenti. Lei fa parte di quella generazione di sordi in cui, grazie alle scuole di logopedia e alle protesi acustiche tecnologicamente avanzate, ci sente abbastanza da poter parlare bene e comportarsi come tutti gli altri, ma le carenze uditive restano e Viola si ritrova nella condizione di mezzo, in uno stato di udente-non udente, e questo le crea malesseri interiori. Un paradosso. E la domanda che mi pongo è questa: la tecnologia può, oltre ad aiutare a recuperare un po’ di udito, anche eliminare i disagi interiori?
La sottile sfumatura che divide i diversi dai normali… perché dividerli? Siamo tutti esseri umani.

4 – Qual è il tuo rapporto con la scrittura?
Ho un rapporto speciale con la mia scrittura. È la mia vocazione. Sono innamorata di essa e m’immergo nel modo più completo. Scrivere mi fa stare bene. Quando la realtà attorno a me diventa patetica e senza senso mi rivolgo a lei, alla scrittura. Non mi abbandona mai, è sempre pronta a consolarmi e a farmi sognare ad occhi aperti. Grazie ad essa, provo forti emozioni. La Parola è magia, è ovunque, raggiunge ogni cosa e persona. La vediamo e la sentiamo ogni giorno. Parola. Parola. Parola. Parola…

5 – I tuoi luoghi, Erika, ma anche la tua musica, i tuoi pittori. Che ruolo hanno all’interno del fiume sacro della scrittura le varie correnti dell’arte, per te?
L’Arte, in ogni sua forma ed espressione, ha un ruolo fondamentale nella mia scrittura. La musica, i viaggi, i dipinti mi ispirano e m’inebriano. Appena posso, vado alle mostre e proprio di recente ho visitato una dedicata al Simbolismo in Italia, mi ha totalmente rapita. Lì, ho visto opere di artisti italiani dall’atroce talento. Dall’atroce sensibilità. Ho fatto il giro della visita più e più volte come una bambina che sale sempre sulla stessa giostra perché è la sua preferita.

6 – In Italia si legge poco, ma di contro di scrive tanto. Luogo comune o triste quanto paradossale realtà?
Secondo me in Italia si legge tanto ma non lo si nota. Se nessuno leggesse, le librerie sarebbero tutte chiuse. Ogni volta che entro in una libreria della mia città, a Milano, la vedo piuttosto piena e questo è positivo. È vero che si scrive tanto ma credo che questo nasca anche dal fatto che esistano molti ‘generi’ di letteratura, come lo è per la musica e per i film. Scrivere però non è facile, ci vogliono anni di esperienza, avere pazienza e cercare di migliorare il proprio stile. La scrittura è, come hai detto tu, un fiume sacro e per diventare suoi adepti bisogna fare dei sacrifici e crederci fino in fondo. È un percorso lungo e difficile ma io non smetterò mai di scrivere.

7 – Il 2012 sarà l’anno d’uscita del tuo nuovo, attesissimo romanzo, visto il successo di Nero Fluorescente. Vuoi anticiparci qualcosa?
Certo, ti anticipo che sono passata a una nuova casa editrice ed è stato un passo molto importante per me. Il romanzo che uscirà è diverso da Nero Fluorescente, nella mia scrittura c’è stata un’evoluzione senza però essermi allontanata dal mio genere, è solo più personalizzato. Riguardo alla trama, si tratta di una storia che forse ispirerà qualche mio lettore… chi lo sa!

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