Mag 2, 2012 | Rassegna stampa

Nuova intervista sul blog Parole Parole Parole

Questo mercoledì una mini-intervista, tre domande brevi ma intense! E’ qui Erika Polignino, che abbiamo già conosciuto e che torna alla ribalta, proprio in questi giorni, con l’uscita del suo nuovo romanzo, Modamorte.

A tre anni dall’uscita di Nero Fluorescente (Giraldi 2009), Erika Polignino torna alla grande con il suo nuovo romanzo: Modamorte.
Com’è nato, questo romanzo? Parliamo della sua genesi, dei suoi personaggi, del suo microcosmo.

All’inizio, è stato un libro ad avermi ispirato e acceso la luce nel mio animo. Poi, un pomeriggio ero ospite a casa di una persona la quale aveva scaffali colmi di libri e ne presi uno. Lo sfogliai e trovai un brano che parlava di ‘Musette’. Fui così colpita dalla sua storia che scelsi quel nome per la protagonista di Modamorte. Pensavo che fosse un personaggio inventato, invece lei era realmente vissuta nella metà dell’Ottocento a Parigi e il suo vero nome fu Christine Roux. Uno scrittore francese, Henry Murger, la conobbe e la collocò fra i personaggi del suo libro ‘La Bohéme’, da cui Puccini trasse ispirazione per la sua famosa opera. Lei aveva uno stile di vita così particolare che attirava e incuriosiva gli uomini e gli artisti del tempo. Viveva negli eccessi e nel piacere. Adorava gli abiti costosi ed era vanitosa. Ci è pervenuta una sua fotografia ritratta da Nadar, famoso fotografo francese, dove lei posa con sguardo un po’ diabolico e stringe una margherita. Mentre scrivevo Modamorte, stavo frequentando un corso di stilismo e durante le lezioni riflettevo sulla bellezza e sull’estetica collegandomi anche alla morte precoce di Christine Roux. Al giorno d’oggi tanti vogliono essere felicemente belli e impeccabili fino alla morte, perciò nel disegnare un figurino dopo l’altro, nello sfogliare una rivista di moda dopo l’altra, mi ponevo molte domande, ad esempio mi chiedevo come mai gli abiti così vaporosi e colorati devono essere indossati solo dai vivi, in fondo anche i defunti hanno il loro diritto di essere abbigliati in modo decoroso, magari per far sorridere gli amici e i parenti ancora vivi, perché no? Vestire i deceduti è per me una forma di religione. Modamorte parla anche di un’amicizia molto profonda tra Musette, aspirante stilista, e una ragazza che trucca i morti di nome Soledad. Si tratta però di un’amicizia idealizzata e sofferta. Tuttavia sa rendere speciale il lavoro ‘macabro’ delle due vivendo momenti di intensa spiritualità.

Edito per Mursia, Modamorte è un libro che dal titolo e dalla copertina accattivanti. Vorrei proporti un confronto. Mettiamo Modamorte e Nero Fluorescente allo specchio: cosa li accomuna, cosa li rende differenti?

Li accosta niente e li accomuna tutto. Niente li rende dissimili e tutto li rende differenti. Le atmosfere dei romanzi rimangono notturne, o meglio, gotiche, e in questo caso si potrebbe dire che sono fratelli, ma la trama e il tipo di narrazione sono diversi, quasi come fossero estranei e che si vedono per la prima volta nel cosiddetto specchio di ‘confronto’ come tu intendi. I due romanzi si guardano sbalorditi ma curiosi si scrutano. Con avidità. Considero Modamorte il mio primo e vero romanzo, questo è grazie anche al passaggio da una casa editrice indipendente ad una di livello nazionale, un grande e importante cambiamento-evento che mi ha portato ad una maturità sia a livello professionale che personale. Vorrei citare una frase di Modamorte che evidenzia il valore assoluto e profondo che io do ai miei scritti: ‘Credo in quello che Creo’. Tale frase è presente anche nel booktrailer.

Una canzone e un quadro. Se Modamorte fosse musica, se Modamorte fosse colori, con quali note e con quale voce parlerebbe, quale tela incarnerebbe?

Modamorte è musica elettronica. Può avere note viola e nere, oppure rosse e rosa, e possono scoppiare dentro la stanza urtando contro i muri. Sono note che non vogliono essere ingabbiate, ma ascoltate e comprese. Più volte ho cercato di afferrarle, ma loro vogliono essere libere, perché comunicano pura creatività. Durante la scrittura di Modamorte guardavo spesso la stampa di un quadro appeso a una parete di casa mia e si tratta di ‘Sogni’ di Coros. Mi piace lo sguardo sognante della giovane donna con i libri affianco. Poi, è avvenuta una strana coincidenza, il colore che prevale in quei libri predomina nella copertina del mio romanzo. Un fatto che mi ha emozionata. Profondamente.

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